Un nuovo patto fra generazioni di architetti

A seguito dell’accordo fra Ordini degli Architetti e Università di Ferrara e Parma (a breve dovrebbe essere attivo anche l’accordo con l’Università di Bologna – sede di Cesena) si apre la possibilità per tutti i neolaureati di sostituire la prova pratica dell’Esame di Stato con un periodo di apprendistato presso gli studi di architettura.

Per l’Emilia Romagna si tratta di un’esperienza tutta nuova, ma in Toscana e Veneto i tirocini professionali per architetti sono una realtà da diversi anni e le notizie che ci arrivano sono molto incoraggianti. Per i tirocinanti l’esito finale dell’Esame di Stato è positivo nella quasi totalità casi, ma anche dagli studi ospitanti giungono commenti favorevoli. Si tratta infatti di una modalità che consente di avvicinare, e far lavorare insieme, giovani architetti con entusiasmo e colleghi più maturi che hanno invece esperienza da trasmettere e mettere in circolazione.

Il mio compito sarà quello di facilitare l’incontro fra tirocinanti e studi professionali, di far in modo che tutto si svolga nel migliore dei modi e, alla fine, di relazionare al Consiglio dell’Ordine, che rilascerà al tirocinante l’attestato per poter accedere alle prove successive dell’Esame di Stato.

Il programma di tirocinio prevede l’esercizio di tutte le competenze richieste a un architetto per un ammontare di 900 ore (distribuite tra un minimo di 6 mesi ed un massimo di 1 anno). Non poche, se si considera che va in sostituzione della prova pratica, che si sviluppa invece in poche ore. Tuttavia, va considerato il monte di competenze ed esperienze che il tirocinante avrà la possibilità di acquisire, un patrimonio con cui farà il suo accesso nel mondo del lavoro e che gli consentirà di essere molto più preparato rispetto all’Esame di Stato di tipo tradizionale.

Sebbene non espressamente richiesto dal Regolamento, sarà fondamentale prevedere l’impegno da parte dello studio ospitante a elargire un compenso minimo che sia rispettoso dell’impegno richiesto al neolaureato.

Al di là della necessità contingente dell’Esame di Stato quindi, il tirocinio professionale è un patto importante per avvicinare e mettere insieme diverse generazioni di architetti, ciascuna con un proprio valore: che sia la dimestichezza con le tecnologie e la sensibilità del tirocinante, oppure il corposo archivio di progetti e competenze del quale è depositario lo studio.

In altri termini si tratta di una grande occasione. Un’occasione per ridurre la dispersione di sapere alla quale abbiamo assistito in questi ultimi anni, a causa del trasferimento all’estero di tanti giovani colleghi, ma anche a seguito della chiusura di tanti studi professionali per la mancanza di nuove leve che ne raccogliessero il testimone.

Fabio Ceci

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