Le istituzioni europee hanno promosso interventi importanti per far fronte alla crisi derivante dall’emergenza sanitaria.

In attesa della definitiva approvazione del bilancio pluriennale 2021-2027, sono stati messi in campo a partire da maggio 2020 strumenti straordinari quali:

  • il SURE (State sUpported shoRt-timE work), che ha una dotazione complessiva di 100 miliardi, che verranno finanziati con bond europei emessi dalla Commissione, ed è finalizzato al sostegno dei redditi di chi perde il lavoro (per l’Italia prevista una dotazione di 27,4 miliardi di euro);
  • il programma di iniziative per le PMI gestite dalla Banca europea per gli investimenti, con una dotazione pari a 25 miliardi, finalizzato a fornire garanzie a prestiti alle imprese per un ammontare di 200 miliardi di euro, attraverso le banche nazionali;
  • il cosiddetto MES sanitario (per l’Italia circa 37 miliardi) che finanzia con tassi vicini allo zero esclusivamente interventi di misure di rafforzamento dei sistemi sanitari nazionali e di spese per la prevenzione.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha così definito il Recovery Fund “un fondo per la ripresa con titoli comuni europei per finanziare la ripresa di tutti i Paesi più colpiti, tra cui l’Italia”.

La dotazione complessiva del fondo è di 750 miliardi di euro di cui 390 miliardi a fondo perduto e 360 miliardi di prestiti; le risorse saranno reperite attraverso l’emissione di bond europei garantiti dal bilancio comunitario 2021-2027.

Si attende ora (entro la fine del 2020) la stesura definitiva e l’approvazione dei Regolamenti per determinare le modalità di accesso al Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza; ogni paese fra cui l’Italia dovrà presentare un Piano nazionale per la ripresa e la resilienza per gli investimenti e le riforme da attuare nel periodo 2021-2023.

Si prevede una dotazione per l’Italia di 208 miliardi di cui 81 a fondo perduto e i restanti 127 per prestiti a tasso agevolato.

I punti chiave del Piano, che sarà presentato dall’Italia alle istituzioni europee entro il 15 ottobre 2020, saranno coerenti con quanto già indicato nei documenti programmatori prima dello scoppio della pandemia e conterranno progetti orientati alla transizione verde, alla digitalizzazione e all’inclusione sociale.

Il 70% dei fondi sarà disponibile per gli investimenti e le riforme da attuare nel 2021-2022 (di cui il 10% all’inizio del prossimo anno), mentre il restante 30% sarà utilizzabile nel 2023.

Si apre quindi da subito la discussione nelle istituzioni e nel paese su come utilizzare queste risorse straordinarie che si aggiungono ai fondi europei del prossimo bilancio comunitario 2021-2027 e che richiedono progetti ‘cantierabili’ (realizzabili in un triennio), coerenti con un piano di riforme, green e improntati alla digitalizzazione e all’innovazione.

Si tratta di un’importante occasione di ripresa e di crescita per l’Italia sia dal punto di vista della coesione territoriale e sociale, sia dal punto di vista della valorizzazione delle risorse e delle competenze professionali tra le quali quelle rappresentate dagli iscritti agli Ordini.

Paolo Gentiloni, commissario europeo agli Affari Economici, ha indicato i tre filoni principali del Piano italiano: sostenibilità, inclusività e innovazione. In sostanza occorre definire non un elenco di cento o più progetti ma concentrarsi su sette o otto aree di intervento che trascinino il resto. Il Piano deve indicare percorsi precisi con spese dettagliate, investimenti, regolamenti, risultati attesi, tempi previsti.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato recentemente, a proposito del Recovery Fund,  che le prossime generazioni chiederanno come sono state destinate e amministrate le somme  ingenti previste e, nel caso di inattività o scarsa efficacia della nostra azione, si domanderanno perché una generazione che ha potuto godere, per un periodo così lungo, di circostanze favorevoli non sia, invece, riuscita a realizzare infrastrutture essenziali per la crescita e riforme necessarie per l’efficienza del sistema sociale ed economico, accrescendo solo la massa di debito.

Il rischio, paventato da molti esperti economici, è che una parte dei fondi sia destinata a misure che inevitabilmente potrebbero comportare l’aumento del debito  quali l’abbassamento delle imposte e altre misure di aumento della spesa pubblica.

Le aree di intervento dovranno coniugare l’approccio territoriale e quello tematico e costituiranno il frame in cui inserire progetti concreti e realizzabili in breve tempo.

L’approccio territoriale è declinato in Italia sia come aree geografiche caratterizzate da diversi tassi di sviluppo (tradizionalmente il Sud), sia come aree diverse per concentrazione di popolazione e di servizi (città, aree interne, aree rurali etc).

L’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) propone a questo proposito di destinare il 10% dei fondi del RF ai Comuni per interventi di rigenerazione urbana, mobilità sostenibile, piantumazione di alberi, progetti di inclusione sociale e lotta alla povertà. Allo stato attuale il Piano nazionale in elaborazione prevede tre linee strategiche e nove ambiti di intervento.

LINEE STRATEGICHE

  • Modernizzare
  • Transizione ecologica
  • Inclusione

AMBITI DI INTERVENTO

  • Un paese completamente digitale
  • Un paese con infrastrutture sicure ed efficienti
  • Un paese più verde e sostenibile
  • Un tessuto economico più innovativo e resiliente
  • Un piano integrato alle filiere produttive (sanità e farmaceutica, turismo e trasporti, costruzioni, produzione e distribuzione di energia, meccanica avanzata e robotica, siderurgia, auto e componentistica, industria culturale
  • Una Pubblica amministrazione al servizio dei cittadini e delle imprese
  • Maggiori investimenti in ricerca e formazione
  • Un’Italia più equa e inclusiva
  • Ordinamento giuridico più moderno ed efficiente

In questo frame si collocheranno i progetti (se ne prevedono circa 130) da attuare nel triennio 2021-2023. Le implicazioni occupazionali e professionali per gli iscritti agli Ordini sono evidenti e costituiranno l’opportunità di realizzare progetti innovativi.

[Anna Catasta, referente dell’assistenza tecnica Centro di Iniziativa Europea (CdIE)]