Racconti dal futuro: consapevolezza

Terra Incognita. Racconti dal Futuro, Teatro Magnani, Fidenza, 6 aprile 2019

Oggi la popolazione mondiale è pari a 7,5 miliardi di persone, i fenomeni migratori sono in vertiginoso aumento. 250 milioni di persone vivono in un paese diverso da quello in cui sono nate: se queste persone fossero una nazione sarebbero il quinto paese più popoloso al mondo.

Entro il 2050 (solo 30 anni…nel 1990 è partita la rete internet) il 75% delle persone si addenseranno intorno ai centri urbani incrementando la domanda di servizi e rendendo indispensabile una pianificazione sostenibile che possa far fronte alla scarsità di cibo e di risorse, all’inquinamento dell’aria e delle acque e allo smaltimento dei rifiuti.

La mobilità sul territorio nazionale conferma migrazioni dal sud verso il nord e il 50% riguarda persone tra i 15 e i 40 anni. Se i giovani si spostano verso i grandi centri urbani, gli anziani scelgono le piccole e medie città. Aumentano così i rischi di esclusione sociale e povertà che è aumentata del 30% dal 2016 al 2017. Credo che qualche riflessione sui futuri modelli dell’abitare, dell’assistenza sanitaria e sociale, dell’istruzione andrebbero fatti. Ci dovremo almeno interrogare su come potranno essere le scuole, le residenze, le infrastrutture. Nel contempo si registra una sensibilità in aumento rispetto alle questioni ambientali e la preoccupazione per il deterioramento del paesaggio, tema questo più sentito nei grandi centri abitati e nelle classi di età tra i 25 e i 34 anni, ma in forte calo tra i più giovani.

In un quadro come quello paventato, ciò che fino ad oggi è stato, certamente nel futuro non potrà più essere; ma la cosa più pericolosa è il rischio di far finta di crederci, per poi non crederci veramente e continuare a rimanere come siamo. 

Invece la nostra professione è chiamata a raccogliere una sfida che richiede progettualità, competenze e responsabilità. E in questo quadro dobbiamo ripartire dalla consapevolezza.

La consapevolezza di cosa è, e di cosa è stato questo nostro Paese, cosa sono e cosa sono state le nostre città, i nostri territori e i nostri paesaggi e soprattutto, citando Loius I. Kahn, “cosa vogliamo che essi siano o diventino”.

Per un futuro, che dovrà inevitabilmente risultare sostenibile, non credo sia più possibile rinviare il tema grave della mobilità per come la stiamo subendo in particolare nella Pianura, assediata dal più alto tasso di inquinamento dell’aria d’Europa, o non affrontare il tema generale del paesaggio in un territorio come l’Italia.

Però servono per questo scelte strategiche e culturali, che attendiamo da decenni dalla politica, che invece stenta grandemente su questi temi e che non è in grado di formulare programmazioni sul medio e lungo termine, solo perché poco efficaci per il consenso immediato dell’elettorato.

Daniele Pezzali

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