Parma Smart City?

Non solo studenti, ma molti colleghi, anche chi non si occupa di urbanistica, al seminario sulla Smart City, tenuto il 9 maggio all’Università di Parma. Forse è proprio il termine che è di moda, perché prefigura un mondo migliore a cui tutti aspiriamo.

Per Smart City si intende, in poche parole, l’applicazione delle nuove tecnologie alla città. I casi più interessanti nel Nord Europa, in Olanda, Germania, Svezia, hanno mostrato l’applicazione del concetto di Smart City in aree extraurbane di nuova edificazione, ma come affrontarne la questione quando è associata alla rigenerazione dei centri storici o di quartieri urbani esistenti? Questa è la prima grande domanda che è emersa durante il seminario.

E la seconda è sull’efficacia di un progetto che oggi ci viene venduto come ecologicamente compatibile, socialmente coinvolgente, una specie di meccanismo che trasforma tutte le città nella città ideale rinascimentale, o almeno quella che all’epoca si credeva tale.

Vale la pena invece, abbandonando le astrazioni, tornare alla definizione di Smart City e, come architetti e urbanisti, pensare in che modo affrontare l’adeguamento che sarà richiesto alle nostre città dalle nuove tecnologie. E fare in modo che la scelta di trasformazione porti a un vantaggio della comunità, non solo di poche grandi aziende, nel lungo braccio delle quali è felice intuire una smania di controllo.

La professione si evolve e ci lascia indietro, è evidente in ogni settore. Come urbanista mi è abbastanza semplice reperire la mappa degli acquedotti o la rete delle fognature della città, mentre invece non riesco mai a farmi un quadro esauriente dei cablaggi. Sicuramente sarà necessario fare formazione sul tema perché in un tradizionale corso di studi universitari di architettura non ve ne era traccia.

La nostra città potrebbe per esempio essere un caso esemplare per quanto riguarda l’automazione della guida, sviluppata da uno spin-off dell’Università di Parma. In un quartiere nei pressi della tangenziale ovest il Comune ha autorizzato i test di questi veicoli.

Cosa cambierà nella nostra vita? Pensiamo per esempio al fatto che per entrare in centro ci faremo accompagnare dalla nostra auto, a cui poi daremo istruzioni di andare ad aspettarci in qualche parcheggio periferico, per poi farci tornare a prendere quando ci fa comodo. Spariranno le auto dai centri storici? Con le tecnologie disponibili oggi questo è teoricamente già possibile.

Quindi torno alla domanda. Come cambierà il modo in cui progetteremo le città nel prossimo futuro? In fondo il nostro ruolo resta quello di comprendere, coordinare e alla fine tradurre questi cambiamenti in una forma urbana adeguata, in una “bella” forma. Dovremo operare concretamente, e al di là del quadro idilliaco prefigurato oggi dai media.

Architetti e ingegneri sono le sole figure professionali abilitate a firmare i piani urbanistici. La realizzazione della Smart City ci vedrà ancora centrali, quindi dovremo indirizzare la nostra formazione verso il nuovo modello di pianificazione territoriale. Ma allo stesso tempo sarà fondamentale ribadire l’importanza di una visione di sintesi, che impedisca alle città, implementate di oggetti interconnessi, di trasformarsi in spazi urbani squallidi e anonimi.

Fabio Ceci

fabioceci@nordprogettiparma.it