Lo spazio come uno specchio. Intervista a Marzia Mazzi

Marzia raccontami della tesi su Studio Azzurro. Come ha influenzato il tuo percorso architettonico?

Alla fine degli anni 90’ Studio Azzurro aveva realizzato la prima serie degli “Ambienti Sensibili”, videoambientazioni interattive dove il pubblico giocava un ruolo attivo nell’opera, provocando modificazioni e reazioni sullo spazio attraverso il coinvolgimento dei 5 sensi. Questi studi hanno focalizzato la mia ricerca sulla persona, facendola diventare il protagonista attivo del processo progettuale.

Nel Feng Shui che ruolo ha l’individuo?

E’ appunto il protagonista del progetto. E’ intorno a lui e ai suoi bisogni che si sviluppa lo spazio. Come nel lavoro di Studio Azzurro in cui gli “Ambienti Sensibili” avevano significato solo quando entravano in interazione con il pubblico. 

Grazie agli strumenti e ai livelli di lettura offerti dal Feng Shui ho imparato a decodificare i segnali ambientali, a leggere la struttura dello spazio attraverso gli archetipi e il simbolismo che da sempre accompagnano lo sviluppo del linguaggio architettonico, quella dimensione del progetto capace di gestire il rispecchiamento fra spazio e persona.

Quali sono i più forti limiti nella progettazione degli ambienti in generale? 

Noi architetti siamo diventati troppo specializzati, “settorializzati”, e abbiamo perso la visione d’insieme: c’è bisogno di riportare l’atto progettuale a una visione interdisciplinare che da sempre gli è appartenuta.

In passato ti sei occupata di ospedali e cliniche. Che cosa hai imparato?

E’ una sfida perché l’aspetto tecnico-funzionale deve essere messo in relazione a quello emotivo-esperienziale dei malati, ma anche di chi li assiste, e troppo spesso si tende a dare più risalto al primo fattore a discapito del secondo. Il processo di guarigione si velocizza quando l’ambiente riesce a far sentire il malato in un contesto sicuro, intimo, familiare. Su questo credo davvero che ci sia ancora tanto da lavorare. 

Come fai a difenderti di fronte al generale scetticismo dei colleghi verso questa materia?

Semplicemente dedicandomi a fare una corretta informazione, e utilizzando un linguaggio e un metodo di lavoro estremamente pragmatici.

Il Feng Shui è una disciplina di origine cinese, un contesto geografico, sociale e culturale molto distante dal nostro. Quando è arrivata in Occidente, sul finire degli anni ’60, ha portato con sé superstizione e tradizioni popolari che hanno generato un clima di chiusura da parte della comunità scientifica. Una reazione molto comprensibile. Superando la superstizione, si può arrivare alla radice dei principi studiando concetti che vanno al di là di qualsiasi appartenenza geografica o sociale e che sono condivisi da tutti gli esseri umani.

Ricordo sempre ai colleghi che anche la tradizione occidentale (come gran parte delle antiche tradizioni in tutto il mondo) aveva gli stessi principi che ritroviamo nel Feng Shui, semplicemente nel tempo si sono persi per motivi storici, eventi sociali, etc. Quindi integrare il Feng Shui al processo progettuale significa riappropriarsi di un patrimonio di concetti per la gestione dello spazio che appartiene anche alla nostra tradizione.

Monica Pisanu

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Foto Ambiente sensibile “Il Bosco” Studio Azzurro, Hannover, 2000