Il Codice Deontologico

IL CODICE DEONTOLOGICO

INTRODUZIONE TRATTA DAL PREAMBOLO AL CODICE

“La professione di Architetto (…) è espressione di cultura e tecnica che impone doveri nei confronti della Società, che storicamente ne ha riconosciuto il ruolo nelle trasformazioni fisiche del territorio, nella valorizzazione e conservazione dei paesaggi, naturali e urbani, del patrimonio storico e artistico e nella pianificazione della città e del territorio, nell’ambito delle rispettive competenze.

Il Codice Deontologico è destinato a garantire il corretto svolgimento della professione e, per il suo tramite, alla compiuta realizzazione del compito che la Società affida all’Architetto.

La regola deontologica rende prevedibili e coercibili i comportamenti dei singoli professionisti costruendo così l’affidabilità di una categoria e, quindi, la sua credibilità.

La credibilità si fonda su una corretta condotta professionale e si alimenta nella capacità del Professionista di essere all’altezza del ruolo che la Società gli affida. Il Codice deontologico tutela la categoria quale patrimonio che l’Architetto, il Pianificatore, il Paesaggista, il Conservatore, l’Architetto Iunior e il Pianificatore Iunior deve preservare per un corretto rapporto con il Committente e per mantenere la fiducia che la Società ripone in ciascuna figura professionale.”

Si capisce quindi che il Codice Deontologico, per noi architetti, è di fatto il manuale fondamentale in cui sono descritte le modalità da seguire nella quotidianità della vita professionale, nonché – ovviamente – anche nei casi particolari che si presentano in modo più occasionale.

Non è quindi un caso che l’architetto, quando consulta il Codice, trova anche le indicazioni necessarie per rapportarsi con i propri clienti, con i colleghi, con gli enti pubblici. È questo il cuore del Codice.

Poiché il Codice descrive comportamenti obbligatori, non mancano gli elementi deterrenti, ovvero le sanzioni che vengono applicate in caso di mancato rispetto della norma.

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Codice deontologico in vigore dal 1 settembre 2017 (SCARICA ALLEGATO)

IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE

Scopo del Codice Deontologico, come già visto, è quindi dettare una regola di comportamento per assicurare ai clienti (il committente) l’affidabilità e credibilità della categoria e del singolo architetto.
Solo nel caso di mancato rispetto del Codice Deontologico ha avvio l’azione disciplinare.
L’azione disciplinare ha avvio d’ufficio o dietro segnalazione. Per la più precisa descrizione dell’azione e del procedimento disciplinare, si raccomanda a chi consulta questo sito di attenersi strettamente a quanto indicato e prescritto nell’Ordinamento (norme di legge e regolamentari, Guida ai procedimenti disciplinari emanata dal CNAPPC).
In sintesi, l’azione disciplinare si sviluppa in queste fasi:

  • Il CDD nella persona del Presidente, dopo averla preventivamente esaminata, assegna la vicenda ad uno dei collegi. Ogni collegio di disciplina (da non confondere con il CDD) è composto da tre membri, con funzioni di presidente, relatore e segretario. Il Collegio riceve la documentazione già disponibile ed  adempie sia alla funzione di valutazione preliminare ed istruttoria che a quella giudicante.
  • Il Collegio acquisisce le necessarie informazioni e sulla base di queste dispone l’audizione preliminare del professionista indagato, deliberando l’avvio del procedimento (o l’archiviazione, se non vi è presunzione di colpa dell’iscritto).
  • Il procedimento disciplinare comporta la nuova audizione del professionista incolpato, formalmente convocato a mezzo di ufficiale giudiziario. Il procedimento si conclude con l’emanazione della sanzione disciplinare o – in caso di non colpevolezza – con l’archiviazione.

LE SANZIONI. L’ARCHITETTO SOSPESO DEVE CESSARE L’ATTIVITÀ IN CORSO

Il Collegio di Disciplina in caso di colpa ed in base alla gravità (valutando anche l’eventuale dolo) commina una delle seguenti sanzioni:

  • avvertimento;
  • censura;
  • sospensione;
  • cancellazione.

Tutti i colleghi sono pregati di tenere in debita considerazione l’effetto che la sanzione disciplinare ha sull’attività professionale dell’architetto, in particolare nei casi di sospensione e cancellazione, che vengono annotate sull’Albo e divulgate ai principali enti pubblici (compresi tutti i comuni della provincia).
Di fatto, il professionista sospeso o cancellato non può compiere alcuna attività professionale e deve cessare quelle in corso (progettazione e d.l.).
Anche il committente che incaricasse un professionista sospeso si esporrebbe al rischio di gravi conseguenze.

LA MOROSITÀ (MANCATO PAGAMENTO DELLA QUOTA) COSTITUISCE VIOLAZIONE DEONTOLOGICA

Il mancato pagamento della quota di iscrizione all’Ordine costituisce violazione deontologica ed è sanzionato con la sospensione dall’Albo.
Il Collegio di Disciplina valuta in modo autonomo i casi di inadempimento, tuttavia è giusto evidenziare che il pagamento della quota in ritardo non sana l’avvenuta violazione.

SANZIONE PIÙ GRAVE PER CHI PERSEVERA NEL NON RISPETTARE IL CODICE DEONTOLOGICO

È bene evidenziare che il Codice Deontologico all’art. 41, sub 6, prevede espressamente che “nei casi di recidività relativi a infrazioni previste ai precedenti commi sono comminabili sanzioni corrispondenti alla categoria di infrazione immediatamente superiore.”
A titolo esemplificativo, un architetto già sospeso e che compia una nuova violazione del Codice Deontologico, reiterando la violazione già compiuta o compiendone un’altra, si esporrebbe concretamente al rischio della cancellazione dall’Albo.

ATTENZIONE ALLE VIOLAZIONI CHE HANNO ORIGINE DA MANCATI ADEMPIMENTI OBBLIGATORI (PAGAMENTO QUOTA – FORMAZIONE OBBLIGATORIA)

Sempre rimandando alle norme in vigore, visto il carattere sintetico di questa nota informativa, e nel rispetto dell’azione autonoma del CDD e dei Collegi, il Consiglio dell’Ordine raccomanda a tutti i colleghi di prestare la massima attenzione agli obblighi relativi a:

  • quota di iscrizione all’Albo,
  • formazione obbligatoria (CFP),

il cui mancato rispetto costituisce a tutti gli effetti una violazione deontologica, non sanabile, e comporta l’avvio obbligatorio dell’azione disciplinare.