“L’importanza del verde urbano nella mitigazione e adattamento al cambiamento climatico”

Accessibile a questo link la registrazione completa dell’evento.

Il 1 ottobre presso l’Aula Magna dell’Università di Parma si è svolto il quinto evento del Festival dello Sviluppo Sostenibile ASviS Parma al quale sono intervenuti: Tiziana Benassi (Assessore all’ambiente del Comune di Parma), Stefano Caserini (Ingegnere ambientale e dottore di ricerca in Ingegneria sanitaria), Antonio Mortali (Direttore del consorzio Kilometroverde Parma), Daniele Pezzali (Presidente Ordine degli Architetti di Parma) e Fabrizio Storti (Protettore per la Terza Missione e professore ordinario di geologia strutturale presso il Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma). Ha moderato l’evento Rolando Cervi (Presidente WWF Parma).

Durante l’incontro è stato affrontato il tema delle green cities e degli effetti che hanno cambiamenti climatici nelle città e come fare per mitigarli o adattarsi.

Non vogliamo che sia un argomento da ambientalisti – ha  introdotto Rolando Cervima si dovrebbe superare lo steccato della sostenibilità”. Cervi ha fatto l’esempio di Parma, in cui quando si parla di verde “c’è sempre molto dibattito e interesse, a riprova del fatto che le persone lo considerano un elemento cruciale della propria città e del modo in cui si vive”. 

Il primo a prendere la parola per i saluti istituzionali è Fabrizio Storti che ha posto l’accento su quale atteggiamento assumere riguardo al cambiamento climatico ricordando che: “C’è un fenomeno in atto di  cui dobbiamo cercare di attenuare le conseguenze e al quale dobbiamo cercare di adattarci”. Il cambiamento climatico, secondo Storti, che puntualizza ha percorso studi da geologo, non dipende solo da noi ma “è insito nelle dinamiche evolutive del nostro pianeta”.

Sul tema del verde urbano, Storti ha riportato l’esempio del Campus universitario di via Langhirano, dove si stanno compiendo operazioni di  sistemazione e messa a dimora di nuovi alberi e che l’Università si sta “occupando anche delle altre aree verdi nell’ambito accademico”.

Anche a questo evento non è mancata la presenza del Comune presente nella figura dell’Assessore Benassi che ha ricordato l’importanza “di azioni concrete e tangibili – inoltre – l’ambiente in cui si vive deve essere misurabile perché c’è il rischio di lasciarsi travolgere dalla soggettività che non ci fa vedere le cose nel suo insieme secondo quanto invece ci dicono gli indicatori”. Il Comune, come riportato dall’Assessore, si sta impegnando per un piano concreto e solido come quello della carbon neutrality entro il 2040. Un piano ambizioso ma non impossibile perché come ricorda: “Esiste una rete molto solida sul territorio di associazioni e aziende che si confrontano su una grande priorità: l’emergenza climatica”.

Stefano Caserini ha approfondito l’aspetto della mitigazione del cambiamento climatico, riportando alcuni dati: “In Italia siamo sopra i 2°C di temperatura media e, secondo l’ultimo rapporto IPCC sul clima, quello che è successo non può essere spiegato senza attribuire la colpa all’attività umana” e prosegue “Stiamo facendo qualcosa al pianeta che non ha paragoni – ha dichiarato il Docente – e gli impatti li stiamo già vedendoo ad esempio, nelle estati in Pianura Padana dove si vive sempre peggio. La catastrofe climatica è già iniziata, dipende da noi decidere quanto estenderla o se intervenire”. Caserini vuole vedere il bicchiere mezzo pieno e riporta due situazioni a cui possiamo andare incontro: possiamo adattarci  ovvero ridurre i danni del cambiamento climatico in atto e inevitabili in futuro, per esempio predisporre sistemi di monitoraggio, pianificare diversamente il territorio, modificare le tecniche costruttive di edifici e infrastrutture; oppure mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici riducendo le emissioni e potenziare gli assorbimenti di gas serra. “Abbiamo la consapevolezza che dobbiamo fare qualcosa per cambiare la rotta ma il problema rimane il tempo. Sappiamo che  avere alberi nelle città, al di là del lato estetico – conclude – contribuisce ad avere temperature migliori ma bisogna sapere anche per quanto la riforestazione è giusta non è un atto sufficiente per riassorbire i miliardi di tonnellate di CO2 presenti in atmosfera. Bisogna prevedere dei sistemi di stoccaggio dei gas serra sotto terra per esempio”.

Antonio Mortali ha spiegato cos’è il progetto Kilometroverde a Parma, che si occupa di creare boschi permanenti ed afferma che: “Piantare alberi è un modo economico per rimuovere CO2 perché, mediamente, 1 ettaro di bosco compensa la CO2 emessa da un uomo” e concordando con Caserini, chiarisce che:  Puntare solo sugli alberi non sarà sufficiente, se non si considera l’aspetto culturale”. Richiama poi uno degli obiettivi del progetto: “Vogliamo anche sensibilizzare le fasce più giovani tramite un progetto educativo per fargli comprendere l’importanza degli alberi, motivo per cui entro fine anno iniziamo il progetto We Tree messo a punto grazie alla collaborazione del WWF Parma, Legambiente, Festival dello Sviluppo Sostenibile Parma, Manifattura urbana e Arpae che svolgeranno lezioni frontali e insegneranno ai ragazzi a mettere a dimora gli alberi”. Mortali ha portato anche alcuni esempi da seguire  come i boschi policiclici permanenti in Veneto secondo cui:le piante subiscono diversi turni di taglio, così il bosco non viene mai eliminato del tutto”.

In conclusione Daniele Pezzali ha affrontato il tema dal punto di vista dell’architettura, perché “per molto tempo non ci si è occupati del problema della convivenza tra natura e edilizia, e solo negli anni ’70 qualcuno ha iniziato a fare delle previsioni sui problemi che avremmo avuto, soprattutto nelle città occidentali”. In questo particolare momento storico anche la mobilità sostenibile gioca un ruolo importante nell’architettura: un esempio è il negozio Ikea a Vienna dove non sono presenti parcheggi e gli imballaggi più ingombranti vengono consegnati a casa dal negozio. “Credo sia importante avere una visione delle città da oggi ai prossimi cinquant’anni per pianificare correttamente sulla base del concetto di sviluppo sostenibile – e conclude – non dobbiamo ragionare per comparti e porre limiti geografici alla lettura del territorio ma dobbiamo fare progettazioni che considerino tutti i soggetti che operano in quello spazio e questo ci permetterà di trovare una soluzione insieme adatta a tutti”.